“Elena Valsecchi  presenta dei lavori interessanti nei quali i soggetti principali sono coppie e gruppi di persone che pensano distrattamente ai fatti loro mentre si spostano sui mezzi pubblici.

Il paesaggio triste e ripetitivo del non luogo dell'abitudine è sostituito, nei quadri della Valsecchi, da rigogliosa natura che sfonda la lamiera e si impadronisce dei mezzi, portando una ventata di vita nell'ambiente altrimenti asettico e morto.

 

Ciò che inquieta in questi soggetti è la Natura stessa, vissuta come genitrice e mietitrice, una natura dalla connotazione negativa in quanto si palesa nell'ambiente urbano, l'immagine mentale della metropolitana è, e deve rimanere, brutta; abbellire la metropolitana, renderla più naturale, significa per assurdo snaturarla.

 

Siamo circondati da cosa brutte che ci rassicurano. 

La natura anarchica e luddista ci spaventa più della bruttezza asettica del grigio mezzo che ci trasporta ripetitivamente di stazione in stazione. Il Caronte meccanico ci dona il ritmo ipnotico e ricorsivo della routine, la bellezza della natura ci disturba.

 

"Dio abbi pietà dell'ultimo dei tuoi figli. Aprimi un nascondiglio fuori dalla natura".

Elena Valsecchi canta l'immortalità della natura, il suo esserci sempre e per sempre, il suo mangiare l'asfalto con le radici degli alberi, la forza distruttrice e generatrice che alimenta l'universo per l'eternità.

Il disagio che sente lo spettatore è il disagio dell'essere passeggero su questa terra, la consapevolezza che la natura, prima o poi, lo riprenderà con sè.”

 Akira Zakamoto su “Contorte Attese” (2016)

 

 

“O trabalho desenvolvido pela artista plástica Elena Valsecchi revela uma profunda conexão com a filosofia e mente humana.
De uma profunda beleza estética e visual, a artista faz-nos viajar a uma universo de dança, surrealismo e também a realidades vividas na sociedade que, conjugando com o complexo pensamento humano, interrelacionam-se elas mesmas com o surrealismo e outras realidades, provindas de uma imaginação que nos leva a sonhar.
A artista revela uma grande sensibilidade e conhecimento do mundo e antropologia humanas, das questões existenciais do  homem, e isto encontra-se em todas as suas obras, tanto naquelas que nos revelam um universo do quotidiano, das nossas vidas do dia-a-dia, como nas obras de caráter mais surrealista.
A série de obras da artista os contorcionistas, estão profundamente conectadas com o seu mundo musical, com a dança, com a sua feminilidade, com a ancestralidade do contorcionismo, revelador de muitas culturas, com um cariz profundamente antropológico e de nostalgia que nos transporta a vários mundos culturais, criando uma ligação umbilical com todos nós.”
Filipa Silveira - Catalogo "Mudanças d'Alma" (2017)